Due Secoli Di Scultura

Monumento a Giovanni Segantini – Leonardo Bistolfi

Subito dopo la scomparsa di Segantini (settembre 1899) Arco costituisce un comitato per la realizzazione di un monumento all’illustre pittore. Trascorrono anni però prima di raccogliere i fondi necessari e solo nel 1906 viene affidato l’incarico a Leonardo Bistolfi che, oltre a scegliere di non essere pagato, si reca ad Arco prima della stesura del bozzetto per trovare l’ispirazione nei “luoghi” dell’artista. Il monumento presenta un ritratto in bronzo a figura intera: Segantini indossa il suo abituale costume da lavoro in una posa disinvolta mentre impugna la tavolozza.

Monumento Donà dalle Rose - Emilio Marsili

Posizionato in asse con l’entrata principale del camposanto e sotto il portico della Cappella di San Cristoforo il monumento alla famiglia Donà dalle Rose cattura l’attenzione sia per le dimensioni della statua in bronzo che per lo sfondo architettonico neorinascimentale sormontato dallo stemma nobiliare. La grande figura femminile presenta gli attributi canonici della Fede: è castamente vestita, abbraccia la croce e rivolge lo sguardo al cielo. Non è però banale perché l’autore, Emilio Marsili, è uno scultore capace di attualizzarne il volto e di rendere con grazia alcuni dettagli, come le mani affusolate e il panneggio che cade in morbide pieghe. In particolare, il viso della Fede è molto simile a quello di Pensiero dominante, opera in marmo del 1901, che Marsili presenta alla IV Biennale dove viene subito acquistata dalla Regina Margherita per la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. Non è dunque difficile immaginare che lo scultore abbia voluto riproporre qui un modello di tale successo.

Monumento Isabella - Domenico Rupolo

La lapide Isabella mostra una Vergine a figura intera che indossa un medaglione col volto del Figlio. La rigidità delle pieghe del panneggio, l’acconciatura e la posizione delle mani in segno di preghiera sono espliciti richiami alla tradizione bizantina, banalmente ostentati e riecheggiati persino nella scelta della firma in latino. Domenico Rupolo si firma infatti “Dominici Rvpoli” e costruisce un’impalcatura architettonica immobile; è più interessato alla resa dei dettagli decorativi di matrice bizantina che alla figura della Vergine, meccanica riproposizione della lapide di Casa Bortussi (1905-1907) del rio del Gafaro a Venezia. Il monumento è incastonato in uno sfondo a marmi policromi e ha una splendida lampada in ferro battuto come se si trovasse all’interno di una cappella. La lapide è infatti circondata da un’atmosfera di intima preghiera.

Monumento al General Miguel Narvajas - Felice Morelli

Recuperando la formula del ritratto a figura intera, Felice Morelli immagina Narvajas in cima a una roccia di granito in cui inserisce un episodio della guerra contro il Paraguay. Nel dettaglio bronzeo della battaglia, lo scultore dimostra una certa influenza pittorica; mi riferisco, sia al militarismo diffuso almeno dagli anni settanta dell’Ottocento dai grandi quadri storici dell’uruguaiano Juan Manuel Blanes che, a Giovanni Fattori con cui Morelli può essere entrato in contatto sia in Italia come a Montevideo. La figliastra infatti di Fattori, Giulia, andò in sposa al pittore Domingo Laporte collega di Morelli alla Escuela de Bellas Artes della capitale e Fattori inviò alcune opere e riproduzioni all’adorata figlia tra cui Lancieri su strada che bene si accosta al monumento Narvajas.

Monumento a José Arachavaleta

J. Arachavaleta (1838-1912), fisico e botanico di origine spagnola, è il responsabile della catalogazione delle specie vegetali del territorio uruguaiano; di qui la ragione di una sua commemorazione al Giardino Botanico della capitale. Ricorda infatti il Saldaña (1945) come egli, “Recorrió con mirada perspicaz el territorio de la República en todos sentidos haciendo paréntesis a sus otras tereas, en busca de especies vegetales, sin que se le olvidas departamento alguno”. Per anni il busto è stato attribuito a Vicente Morelli, figlio di Felice; ma se l’autore è ormai accertato, persistono dei dubbi sulla sua datazione: pare infatti che esistesse un progetto già nel 1912-14, benché l’inaugurazione ufficiale avvenga solamente nel 1918.

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