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Monumento a Marie Curie - Aristide Bassi

Il busto di madame Curie (1867-1934) è l’unico monumento che lo scultore cremonese realizza per una piazza pubblica di Montevideo. Inaugurato nel 1938, il ritratto è sostenuto da un parallelepipedo in granito rosso attraversato da una fascia di fogliame di bronzo ed è una delle prove della maturità di Bassi che ne definisce i tratti del volto con grande capacità realistica. Quanto a una commemorazione della fisica in Uruguay, non è da escludere che la comunità francese e quella ebrea abbia voluto ricordare la Curie a quarant’anni dalla relazione sulla radioattività tenuta all’Accademia delle Scienze di Parigi e a un anno dall’uscita di una biografia di ampio successo che ne mise in luce i mancati riconoscimenti.

Busto di Juan Antonio Lavalleja - Camillo Romairone

Nel museo dedicato all’eroe nazionale Juan Antonio Lavalleja (1784-1853) è conservato l’omonimo busto di Camillo Romairone datato 1885, coevo dunque al busto del General Rivera col quale condivide la stessa rigida posrtura. Nonostante la scarsa caratterizzazione, il volto sarà occhieggiato da M. Lamela per il suo monuemnto a Lavalleja, opera inaugurata nel 1982 in Plaza de los Treynta y Tres. Probabilmente è lo stesso busto posseduto dal presidente Maximo Santos e messo all’asta nel 1895 con la dispersione della sua collezione.

Monumento a Luigi Andreoni - Giannino Castiglioni

L’austero busto di Luigi Andreoni (Vercelli 1853-Montevideo 1936) campeggia nel giardino dell’Ospedale Italiano da lui progettato nel 1884. Castiglioni, che fin dalle prime esposizioni in Italia emerge per le sue doti di medaglista e ritrattista, adotta una tipologia vicina al fortunato esempio del Monumento a Federico Rosazza (1909) di Leonardo Bistolfi. Su di un alto piedistallo quadrangolare poggia il busto di Andreoni, le spalle sono incise con del fogliame di quercia, metafora della forza d’animo e della lealtà che traspaiono anche dall’espressione seriosa del volto.

Monumento a Dante – Pasquale Miglioretti

In anni in cui Camillo Boito lamenta l’abbandono dei temi storici, Miglioretti modella il Dante di Mantova in pieno stile romantico. Dante indossa infatti un lungo manto fittamente decorato che vorrebbe ricostruire, non senza una nota fantastica, il costume del tempo. Le mani, che afferrano un volume in una posa al quanto curiosa, mostrano una nervosità che colloca l’opera nell’ambito della scultura lombarda degli anni settanta, vicina agli esiti di Giuseppe Grandi. Come “annottato” sul basamento – “Restaurato nel 1960 da BERGONZONI e SABBADINI”, il monumento venne restaurato una cinquantina d’anni fa.

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